Grande come 220 campi da calcio

Si hanno notizie che già i romani la conoscevano, e anche i bizantini la utilizzassero…ma è salita alla ribalta soprattutto per l’uso che ne hanno fatto nel ‘900, per la sua gloria e per la sua repentina chiusura. Ma di cosa vi sto parlando ? Cos’è questa cosa che ha caratterizzato una parte del nostro territorio, la Valmarecchia, per tutti questi secoli, che era “sotto gli occhi di tutti” e che nonostante nel secolo scorso fosse divenuta di importanza nazionale ed europea, ha visto chiudere le proprie porte molto velocemente.

In un passato lontano, molto lontano, si dice che le popolazioni locali, utilizzassero per ripulire le pelli degli animali cacciati, proprio ciò che da sempre si trova lungo il torrente Fanante, e che, non solo le popolazioni dell’Era del bronzo, ne facessero uso per sbiancare i tessuti, ma anche romani e i bizantini ne conoscevano già le proprietà. Ma il vero uso in larga scala di ciò che da sempre si trova fra le valli del Marecchia e dell’Uso, parte dal XV Secolo, per poi via via, prendere sempre più importanza.

È di colore giallo, generalmente sprigiona un odore non proprio “paradisiaco”, tant’è che è sempre stato accostato a pratiche demoniache, ma soprattutto è fortemente legato alla polvere da sparo, si perché ciò di cui stiamo parlando, è niente di meno che lo ZOLFO. Questo minerale è quello che, soprattutto dal 1600 fino al 1964, ha fortemente caratterizzato i territori dei Comuni di Novafeltria, con la frazione di Perticara, di Talamello e di Sant’Agata Feltria, con la sua estrazione presso la Miniera Mineraria di Perticara, gioia e dolore degli abitanti di questi territori.

La Miniera di Perticara, è stata da sempre luogo di estrazione, ovviamente con la potenzialità che si poteva ottenere con i mezzi utilizzati nelle varie epoche storiche, ma è nella fine del 1700 con la Famiglia Masi, che inizia un’estrazione di tipo “industriale”, che rileva la titolarità di quasi tutte le piccole miniere diffuse sul territorio. Il conte Cisterni poi acquista dai Masi la miniera nel 1805 e provvede a riorganizzare più razionalmente la coltivazione, impiantando anche una raffineria degli zolfi sul porto canale di Rimini. In questo dinamico scenario produttivo, l’attività mineraria raggiunge a Perticara connotazioni proto – industriali, con una vera e propria organizzazione delle attività, rurali e contadine avute fin’allora, in attività indirizzate fortemente verso il commercio.

L’ampiezza poi ottenuta nei primi anni del ‘900, con i suoi circa 140 ettari, appunto un estensione pari a 220 campi da calcio, ne fece la Miniera Mineraria di Zolfo più grande d’Europa, con un estrazione del minerale che ovviamente era legata alla forte attività bellica del periodo, e questo lo si può notare anche dalla trasformazione di molti Mulini dall’uso classico, in Mulini per la Polvere da sparo, un po’ su tutto questo territorio della Valle. Erano più di 1600 i minatori che, lungo i suoi 10 km di gallerie, provvedevano, in mezzo a mille difficoltà, all’estrazione del prezioso minerale, fino appunto al 1964, quando, l’allora Montedison di Montecatini, ultima proprietaria, non ne ufficializzò la chiusura.

Agli inizi del ‘900 a Perticara, erano sorte diverse attività commerciali, strettamente ad uso delle famiglie dei minatori alcune, ma soprattutto per tutta la comunità. In quella che oggi è una tranquilla frazione del Comune di Novafeltria (RN), in quegli anni c’era un Cinema, un Teatro, banche, attività di generi alimentari, banche, una squadra di calcio molto attiva, che militava nel cmpionato marchigiano di seconda categoria, e soprattutto, due prestigiose Bande musicali. Oggi di tutto quel fasto rimangono la squadra di calcio, che oggi milita nel girone I di Prima Categoria, e una delle due Bande musicali.

La chiusura nel 1964, per, ovviamente, meri calcoli economici (finita la guerra la richiesta dello zolfo crollò), portò inevitabilmente al declino economico, e culturale, della vallata, con un quanto meno ovvio spopolamento, e uno spostamento di queste popolazioni appenniniche, verso la pianura e il bacino di Rimini, che in quegli anni viveva il boom del turismo balneare. Tutto quello che sembrava poter fare nascere una comunità fiorente, all’improvviso diventò abbandono, ma per fortuna non tutto è perduto, anzi.

Dal 1970, grazie alla locale Pro Loco, si iniziò una raccolta di tutto cio che aveva fatto parte della miniera di zolfo più grande d’Europa, andando a riqualificare ambienti di lavoro come il Cantiere Sulfureo Certino, nel 1980, fino ad arrivare nel 2002, quando si concretizza il nuovo progetto museografico ed il ricco patrimonio di reperti acquisiti dopo un trentennale lavoro di ricerca trova la giusta collocazione negli ambienti originali, che sorgono vicino al pozzo Vittoria, dando finalmente vita al Museo Minerario Sulphur, fiore all’occhiello dell’attività museale di tutta la Valmarecchia.

All’Interno del Museo si possono rivivere storie e ripercorrere emozioni lunghe almeno tre secoli, scoprendo cose che neppure si immaginavano, sia legate all’attività’ estrattiva, sia sui minerali presenti nel sottosuolo, sia rispetto a vicende umane, davvero curiose e talvolta misteriose. L’attività museale è divisa in stanze tematiche, dove troviamo “La Sala delle rocce e dei minerali“, “Lo zolfo, il protagonista”, “Le officine“, “La miniera“, “L’Antica strumenteria scientifica“, “La Bibblioteca“, elemento fondamentale per conoscerne tutta la storia, e poi mille laboratorio da proporre agli studenti, al fine di farli immergere in una realtà altrimenti troppo lontano dalla loro, e magari troppo difficile da comprendere. Oggi il Museo si appoggia totalmente sul lavoro di volontariato e sul supporto di due Pro Loco, quella di Perticara e quella di Miniera, e la sovraintendenza del Comune di Novafeltria, in una gestione purtroppo, non senza alcune difficoltà.

Dal 2005 è stato poi istituito il Parco Museo Minerario delle Marche, comprendente il Museo Sulphur, la Miniera di Cabernardi e quella di Bellisio Solfare, nato per per ricordare e onorare generazioni di minatori che attraverso un duro e pericoloso lavoro, e a volte con la perdita della vita stessa, hanno contribuito, in modo significativo, alla nascita e allo sviluppo del comparto chimico-minerario italiano all’altezza degli altri Paesi europei.

Per saperne di più di questo e di altri punti di interesse della Valmarecchia, puoi visitare questa PAGINA.

Un pensiero riguardo “Grande come 220 campi da calcio

  1. Complimenti per la sintetica eppure esaustiva descrizione. Sono discendente della Famiglia Masi e tutto quanto riguarda il suo passato mi onora. Forse anche per questo ho sentito il ‘dovere’ di dare testimonianza del mio passaggio a Miniera con un’autopubblicazione “Ritorno a Miniera” che sarei lieta di poter inviare al Vostro indirizzo.
    Cari auguri di Buone Feste
    Daniela Masi

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...