Quel valore aggiunto che va riscoperto.

Dopotutto la pandemia, nonostante il tributo di persone care che ci ha fatto pagare, ci ha fatto tornare anche con i piedi per terra. Dapprima con la riscoperta dei valori familiari, della casa, poi un poco alla volta, anche del valore turistico culturale dei territori “di confine”, quelli che, magari una volta all’anno, andavamo a visitare per un picnic domenicale.

Tanto tempo chiusi fra le quattro mura domestiche, ci hanno portato poi, anche grazie ai blocchi turistici imposti dalla pandemia, a riscoprire un mondo fatto di piccoli borghi, di un turismo lento, a stretto contatto con la Natura, dove le offerte erano magari ancora poco organizzate, ma erano genuine, sincere.

È stato poi un rifiorire di amore per i borghi, i più dimenticati e impervi, un rifiorire di seconde case in questi territori, fino ad un vero e proprio boom di fuga dalle città, dal caos e dallo stress. Le persone sono tornate, come per magia, a riscoprire hobby, tradizioni familiari, valori semplici ma robusti, solidi.

Ecco allora crearsi interesse sempre maggiore per quello stile di vita passato, ma mai dimenticato, quello dei nostri nonni o genitori, legato alle stagioni, ai credo religiosi, attraverso la riproposizione di sagre ormai dimenticate, di usanze impolverate, ma che ora potevano essere riproposte e tornare a respirare la vita.

L’essere umano d’altronde è nato per stare in compagnia, e cosa c’è di meglio di un gruppo di persone, piccolo o grande, che si ritrova a voler condividere un canto antico, un vecchio rituale agricolo, un mai dimenticato evento religioso, e di farlo, volendo fare rivivere piccoli borghi, quelli dove ci si è ritornati e che per un motivo o un altro si erano lasciati.

All’improvviso irrompe quel sentimento di comunità, che avevamo perso negli appartamenti cittadini, pieni di allarmi e protezioni, in autobus dove ogniuno è solo, perché concentrato sul proprio cellulare, in uno stile di vita dove “l’altro ? l’altro chi ?”. E invece ecco di nuovo elementi come la condivisione, l’apertura al prossimo, il sorriso.

Questo sentimento “nuovo” dobbiamo sforzarci di farlo diventare “imprescindibile”, e di farlo diventare la base di ogni nuovo rapporto umano, di ogni nuova proposta turistica, di ogni nuova idea di ricettività, farlo diventare quel valore aggiunto che ci porterà ad una vita migliore, genuina, degna di essere vissuta appieno.

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