Un sorriso a KM 0

Pochi giorni fa sono venuto in contatto con una bella realtà delle nostre valli dell’entroterra, un gruppo affiatato di commercianti agricoli, che con i loro prodotti si presentavano attraverso un mercatino biologico, in una giornata di festa, con prodotti a km 0, musica e cibo ottimo.

Secondo me è così che dovrebbe esser un mercato, un momento di condivisione, una giornata dove ho la possibilità di acquistare e conoscere prodotti della mia terra, scambiare opinioni, presentare altri produttori, ascoltare musica, vedere giocare i bambini, un luogo dove io metto in gioco le mie conoscenze personali e le condivido con altre persone, per il semplice fatto che apprezzo ciò che fanno e propongono, e trovo giusto farlo conoscere a più persone possibile.

Nel mercato di cui sopra, ho notato come il produttore di pane utilizzasse farine del collega che le produce in maniera biologica, il quale fornisce con i suoi cereali anche il produttore di birre artigianali. Ma non solo, è tutto un continuo interscambio di prodotti, fra il l’azienda di formaggi caprini e il fornaio, il gelataio, chi produce ottimi vini e chi birre artigianali, chi il miele e chi verdure di stagione, o salumi e conserve artigianali. In questo mercato tutti consigliano i prodotti del vicino, perché sono loro i primi ad utilizzarli, ad apprezzarli, sono loro i primi “testimonial”, i primi “stakeholders” del vicino, che non è visto come un concorrente, ma piuttosto come un amico, qualcuno che condivide come te l’amore per il proprio lavoro, che suda e si sporca le mani di terra perché ama veder realizzato il proprio sogno.

Ma questo non dovrebbe succedere solo nei mercatini solidali, nei mercati contadini a km0, questo dovrebbe succedere in ogni scambio commerciale, fra il produttore di viti e le ferramenta che fornisce, fra il produttore di pellami e il calzolaio artigianale che si fornisce da loro, fra il grande studio notarile e i geometri che a loro portano clienti, fra il produttore di software e le aziende che usano i suoi prodotti innovativi. Invece molte volte si ha quasi paura che farlo, sia controproducente. A queste persone consiglio di farsi un giro in questi mercatini, perché vedere come interagiscano, in maniera sincera, spontanea, aprirebbe gli occhi a molti “commercianti”.

Fra musica, bambini che giocano, persone che assaggiano, amici che chiacchierano, si conoscono persone nuove, si fanno scambi commerciali, nuovi contratti di collaborazione, in un ambito sereno, dove sorridere non è “d’obbligo”, ma è naturale, dove la “divisa di lavoro” è appunto il proprio sorriso, che diventa contagioso, se sono a sorridere tutti insieme un bel gruppo di amici, che vuole raccontare a te i loro sogni e in quale maniera li stanno realizzando, condividono con te le loro fatiche, le loro delusioni, le loro speranze. In questi luoghi si fa esercizio di parlar bene del proprio “collega” spontaneamente, sinceramente, senza chiedere nulla in cambio, e lo si fa perché si crede nell’altro, perché lo si riconosce simile a se stessi, e quindi “promuoverlo”, “sponsorizzarlo” viene naturale. Se il nostro commercio globalizzato funzionasse così, non sarebbe bellissimo ?

Se la pensi come me fatti un giro sul sito di Terre Solidali, lasciati affascinare dalle storie dei suoi agricoltori, dai loro sogni, dal loro essere veramente ecosostenibili, green, dal loro essere sinceramente se stessi, e fai conoscere questa splendida realtà a tutti i tuoi amici. Loro ti ringrazieranno (e anche il Pianeta).

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