Casteldelci (Rn): Luogo di Memoria

“Mi sentivo fischiare nella testa, come fanno le macchine che battono, ma non vedevo, non vedevo, poi piano piano, piano piano, a forza di stare li, ho aperto gli occhi … ho aperto gli occhi e ho visto tutto questo sangue, il sangue era alto così ! Sangue, sangue, ho visto il mio marito che lui si vede che cadendo aveva messo la testa sotto il letto … allora dopo visto lui, ho dato un’occhiata e ho visto i figlioli, erano tutti presi nella testa, tutti presi nella testa, nella testa … allora io ho pensato di andare verso mio marito, di mettere la testa su di lui e morire vicino a lui … poi cominciavo a capire sempre di più, ho capito e sentito che andavano a fuoco tutte le case, si sentiva scricchiolare la legna e il fuoco, il fuoco che ringhiava, uhhh … le fiamme erano molto molto alte, c’era un gran fumo, e ho pensato: “morirò qui” … mi era venuta in mente la mia mamma, pensai “quando saprà che sono morta, non sò… sono la sola donna e ha tutte le speranze mie”, e allora ho preso la coperta dal letto, il lenzuolo, e mi sono coperta li … ma non mi veniva più il respiro, allora io cosa ho fatto, con una mano ho aperto la finestra, l’altra non la muovevo più, e mi sono buttata giù da tre metri …”

Questo racconto non è di una donna ucraina, sopravvissuta ad un bombardamento a Mariupol’, ma di Domenica Burioni, superstite all’eccidio di Fragheto del 7 Aprile 1944, parole rilascate durante la testimoninza resa all’avvocato Lorenzo Valenti, nel 2004, relative al rastrellamento nazifascista, che distrusse il villaggio, e uccise 30 persone innocenti.

Continua la Signora Burioni … ” ci han portato in una grotta vicino al ruscello, era notte ormai e io avevo una gran sete e poi il freddo .. a pensarci mi viene freddo adesso ! Sono stata più di ventiquattro ore li, senza muovermi … poi, che a me era rimasto un cognato, Candido, che lui era fuori Fragheto e mi ha portato via lui, quando è arrivato al paese poveretto anche lui avrà visto delle robe poco belle, la sua mamma tagliata in due, la testa spappolata … a non so anche lui come avrà fatto a campare … e allora poi siamo scappati via tutti da casa della Zelinda, perchè su in alto, alla Serra, vedevamo della gente, abbiamo avuto paura, abbiamo detto “ritornano, ritornano, scappiamo via !”. E chi da una parte, chi dall’altra, siamo fuggiti via. Mi ha portato Candido alle Ville, con molta fatica, perchè cadevo di continuo. Ricordo che mi hanno tagliato il vestito, che il sangue lo aveva indurito, hanno dovuto tagliarlo.”

Ricordi, momenti vissuti che nessuno dovrebbe vivere, e dover poi dolorosamente ricordare, testimoni di efferatezza e di disumanità, di dolore e disperazione. Questa ed altre testimonianze, sono state poi raccolte nel Fascicolo “E come potevamo noi cantare … “, prodotto nel 2014 dall’Associazione Il Borgo della Pace, insieme al Centro servizi per il volontariato – Volontarimini, disponibile presso l’Ufficio informazioni del Comune di Casteldelci, all’interno della Casa Museo al cui interno trova posto la Sezione di Storia Moderna, relativa appunto all’eccidio di Fragheto.

Il giorno 9 di Aprile poi, un’ altro volume sarà presentato, a Fragheto, alle ore 16.00, nel salone di Casa Fragheto, durante le celebrazioni dell’anniversario della strage, curato da Antonio Mazzoni, “Vittime e Colpevoli – le stragi del 1944 a Fragheto e in Valmarecchia” Ed. Viella, dove vengono proposti gli atti del dibattimento del Processo, che si è ternuto a Verona dal 2012 al 2013, sull’eccidio di Fragheto del 1944, compresi i verbali degli innoterrogatori agli ex militari tedeschi, convolti nella tragica rappresaglia.

Quindi, oggi come non mai, è importante partecipare a questi eventi, condividere queste dolorose emozioni, affinchè cresca in noi la consapevolezza che certe azioni, così aberranti, terribili, disumane, non debbano mai più compiersi, affinchè si continui a perpetrare e a mantenere viva, la memoria di vittime innocenti, barbaramente uccise. Tutte le guerre sono diverse e uguali, tutte si lasciano dietro distruzione, pianto, sia che si siano svolte ieri, cento anni fà, oppure oggi, sia che devastino Aleppo, Kiev o un borgo qualsiasi del nostro appennino.

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