Casteldelci: Un museo a cielo aperto.

Nelle cartine è solamente un puntino come tanti, situato alla fine della Pianura Padana, in Provincia di Rimini, su quell’Appennino Tosco-Romagnolo che segna i confini fra Marche, Romagna e Toscana, lontano dalle direttrici turistiche classiche, e lontano da tutto.

In un territorio simile, così fuori, dal tempo, dal “traffico”, si potrebbe pensare di non trovare nulla di interessante, se non gli aspetti naturalistici, che colpiscono subito il viaggiatore. Eppure Casteldelci, Comune di origine Medievale, seppur piccolo, e apparentemente isolato, è carico di motivi per essere visitato, conosciuto, vissuto, ha dentro di se molti tesori emozionali di cui andare alla ricerca, che potranno lasciare un segno profondo nel visitatore.

Come abbiamo detto, il primo elemento che risalta subito agli occhi, è quello naturalistico, grazie ad un ambiente salubre, vero, che non si risparmia agli occhi di chi lo osserva. Il Borgo è osservato dall’alto, dal Monte Faggiola (diviso in Faggiola Vecchia e Nuova), un rilievo di circa 1.000 metri, ricoperto, sopratutto nella parte alta, quella conosciuta come La Faggiola Vecchia, da una vegetazione basata prettamente di boschi di Querce, di Lecci, gli “Elci” di cui l’origine del nome del Capoluogo (Casteldelci = Castello dei Lecci), nonché la patria della nobile famiglia ghibellina dei “Dalla Faggiola” (di cui Uguccione, amico fraterno di Dante Alighieri, fu il massimo esponente), che edificarono il loro Castello principale presso il sito de La Faggiola Nuova, famiglia che qui pose le proprie radici, e che dà qui ha diffuso il proprio potere, che coprì molta parte del Centro Italia. Di quel maniero, purtroppo, oggi non rimangono che alcuni ruderi, soffocati dalla vegetazione. A fare da contro-altare al Monte Faggiola, troviamo il Torrente Senatello, antico corso d’acqua che scorre ai piedi del promontorio dove sorge il Capoluogo, che scende dal ventre del Monte Fumaiolo, patria della Sorgente del Fiume Tevere, e che, dopo aver attraversato tutto il territorio, si fonde con il Fiume Marecchia, ai confini con la Toscana. Lungo questo Torrente, molteplici sono i punti d’interesse, come Mulini e Aree verdi, ma soprattutto c’è “lui”, quell’antico guardiano del Ponte Vecchio, un ponte, ancora calpestabile, risalente all’epoca romana, unico attraversamento fluviale nel Medioevo, in Valmarecchia, assieme a quello più famoso del Ponte di Tiberio, di Rimini.

A far compagnia al Ponte, all’interno del Borgo, troviamo anche la Torre Medievale, ora Torre Campanaria, unica torre di difesa intatta rimasta, delle tre presenti originariamente, la base della torre che guarda la Toscana, il Palazzo Comunale, risalenti al XII° Secolo, la Chiesa di S.Martino, costruita nel 1700, ma anche palazzi come Casa Mastini, risalenti al 1600, ed ora adibita a struttura ricettiva.

All’interno del territorio, poi, altre sorprese aspettano il visitatore, come ad esempio i Geositi, luoghi di interesse geologici, come quello presso il Monte Faggiola, chiamato “Denti di Sega”, una stratificazione Marnoso Arenacea dove pietre arenacee spuntano fuori dal suolo, in maniera “fantasiosa”, e quello delle Ripe del Tesoro”, una Formazione Marnoso Arenacea che troviamo sulla sinistra del Torrente Senatello, non appena appare il profilo del Capoluogo, salendo dal versante romagnolo. Un altro elemento pieno di magia, è l’antico villaggio di Poggio Calanco, un gruppetto di case in pietra locale, circondate da un antichissimo bosco di Castagni, ai piedi del Monte Faggiola, ormai pressoché diroccato, dove però, la vita scorreva fino alla fine degli anni Settanta, e ora meta finale, per moltissimi trekking, in tutte le stagioni.

Su tutto il territorio poi, possiamo trovare abitati antichissimi, ancora vivi e pieni di storia, come le frazioni di Senatello, Fragheto, Gattara, l’abitato di Campo, villaggi che hanno portato fino a noi una storia antica, attraverso le loro abitazioni del 1700/1800, come quelle di Campo, villaggio che affascina anche con i suoi forni a legna in pietra, testimonianze storiche risalenti al 1474, come gli scudi in pietra di Federico, Duca del Montefeltro (di cui quest’anno ricorrono i 600 anni dalla nascita), a Senatello e a Fragheto, la Torre Medievale del Borgo celtico di Gattara, residuo di un antico Castello, che guarda diritto negli occhi il Borgo e la Torre di Bascio e il Parco dei Sassi Simone e Simoncello, al di là del Fiume Marecchia, nel territorio di Pennabilli, facendo da sentinella a tutto il territorio circostante, dall’Alto corso del fiume, fino giù all’intersezione con il Torrente Senatello. Nel territorio si possono trovare inoltre anche molteplici testimonianze antichissime, di carattere Religioso e Culturale, come la Pieve di San Martino in Veclo, ora possedimento privato, risalente al X° Secolo, una delle più antiche Pievi della Valmarecchia, oppure le chiese di S. Biagio in località Schigno, quella di S. Daniele a Senatello o quella di S. Agata a Fragheto. Ma accanto a queste sorelle maggiori, ci sono anche due cappelline “popolari” dal grande fascino, nascoste fra i boschi e i calanchi, quali quella della Madonna del Piano, accanto alle pendici della Faggiola Vecchia, che attira ancora molti fedeli a fine Luglio, per i festeggiamenti che la coinvolgono e la riguardano, oppure quella di Gattara, che domina il sentiero che porta nel territorio di Badia Tedalda, che parte alla base del Villaggio, e attraversa gli abitati di Villa Cariggi, con la sua “Casa Torre” medievale, e di Pierozzi e Piancastellano, dai quali si gode un panorama mozzafiato. Altro elemento di carattere religioso presente,e che regalano misticità e tradizione, sono le Mestadine, ovvero edicole votive, quasi sempre in pietra, che si possono trovare nei crocicchi lungo i sentieri, nelle campagne o nei borghi, alcune delle quali risalenti agli inizi del secolo scorso.

Un avvenimento storico, in epoca più recente, ha colpito, e anche molto ferocemente, questo Comune di confine, episodio scaturito dall’odio umano, durante l’epoca Nazi-Fascista, nei mesi del ritiro delle truppe tedesche lungo la Linea Gotica. Qui, molti sono stati gli episodi di strazio, con fucilazioni di uomini e donne, giovani e anziani, come a Senatello, a Gattara, in località Ponte “Otto Martiri”, in località Mulino di Schigno, ma soprattutto a Fragheto, dove il 7 aprile 1944, furono sterminate 30 persone, fra uomini, donne e bambini, come ben testimoniato presso la Sezione di Storia Moderna della Casa Museo “S. Colarieti” nel cuore del Capoluogo, dove è tangibile l’orrore, la paura, la distruzione che, quell’evento così tragico, ha lasciato dietro di se, e che qui è custodito per la memoria delle nuove generazioni. (Nel 2003 il paese è stato insignito della medaglia d’argento al valor civile).

Sempre all’interno della Casa Museo si può però anche visitare il Museo Archeologico, con testimonianze affascinanti e curiose, anfore, suppelletili, strumenti di uso comuni, resti di antiche sepolture, monete, e nelle bacheche si può anche osservare quello che rimane di un “maldestro” tentativo di avere un proprio conio, da parte dei Della Faggiola, nel momento del loro massimo splendore.

All’interno del territorio del Capoluogo, ci sono puoi, due luoghi di grande interesse, uno storico-culturale l’altro naturalistico, che non hanno molto in comune, se non appunto il luogo nel quale si trovano, e sono il Cenotafio de “La Grande Rosa” e l’EcoPark. Il primo è il suggestivo memoriale ai caduti di tutte le guerre (Cenotafio= Tomba vuota), all’ombra di un boschetto di Ippocastani che lo proteggono dalle intemperie, dove gli alunni delle scuole Elementari locali, nell’anno 2000, restaurando quello che già precedentemente esisteva, fin dal 1930, a fianco di quella che era la chiesa di un vecchio convento, hanno creato un punto di riflessione di grande impatto. Il secondo invece è il gioiello naturalistico del territorio, con il suo laghetto, il Torrente Senatello che scorre ai suoi piedi, e che fornisce un punto inconsueto, dove poter fare della balneazione in estate, il chiosco, le E-Bike a noleggio, i giochi-avventura per i bambini, ma soprattutto le aree nelle quali si può grigliare, in totale sicurezza, e quindi regalarsi pranzo o cena ”en plain air”, immersi in una natura piena di meraviglia, al suono delle acque del torrente, che scorrono eterne, con i rumori del bosco a fare da contorno……un esperienza indimenticabile.

Da Ecopark, partono diversi sentieri da poter percorrere a piedi o in Mountain Bike, tutti immersi nella natura rigogliosa e sincera, che in ogni stagione offre spettacolari panorami mozzafiato, flora e fauna unici, spunti storici o luoghi “da favola” per momenti indimenticabili, sia per i grandi che per i più piccoli, donando emozioni a ripetizione. Puoi fare trekking lungo il “Sentiero di Dante”, il sentiero de “La Quercia Cava”, con i suoi Gnomi, puoi salire su fino a Poggio Ancisa, lungo la “Strada dei Mulini” e ridiscendere da Santa Maria in Sasseto, dopo aver visitato il Poggio del Tesoro, punto panoramico senza pari, e la Chiesa di S. Maria della Neve, con i dipinti del Trecento Riminese che la impreziosiscono, oppure poi salire in sella ad una E-bike, e percorrere i sentieri avventurosi, che vanno a Monterotondo, nell’enclave toscano, dove nacque e visse, “Sor” Nicola Gambetti, guaritore e alchimista, ma anche quelli che percorrono i sentieri lungo il Poggio della Veduta, sul crinale di Cabatarcio, salendo da Mulino di Schigno e Schigno, e ridiscendendo dal Monte, lungo la strada che affianca l’antica Torre di Guardia, e che scende poi verso la località La Giardiniera, fino a ricongiungersi all’Ecopark.

Fra Fiumi e Torrenti, Sorgenti e Mulini non possono mancare Fontanili, i vecchi lavatoi, e ogni borgo ne ha uno, più o meno antico, con storie uniche da raccontare, come “La Fontona” di Schigno, al quale hanno dedicato pure un libro, ma anche quella di Fragheto, con i racconti di chi è riuscito a fuggire dall’eccidio. Alcune di loro portano ancora in dono i chiacchiericci delle donne che andavano, si, a lavare i panni, o ad abbeverare le greggi, ma soprattutto per fare quello che oggi giorno facciano normalmente sui “Social”, ovvero raccontarsi il più e il meno della quotidianità, le storie d’amore, gli screzi familiari, trasformandolo in un luogo basilare per la socializzazione dell’epoca, come lo erano la piazza del paese, l’osteria, o la chiesa, durante le funzioni.

Tutto questo movimento, richiede poi sicuramente, l’esigenza di riposarsi e comunque di ricaricare le forze, e questo è possibile farlo nelle strutture ricettive, nei Ristoranti e nelle Locande, che offrono tutto il comfort e la genuinità che possiate desiderare. Dall’intimo B&B, al rilassante Relais Spa, al genuino Agriturismo, tutti immersi in una cornice storica, troverete strutture dove riposare dopo un trekking, o semplicemente, dove dedicarvi un po’ di benessere, e regalarvi un meritato momento di relax dalla dura quotidianità. Se invece siete alla ricerca di buon cibo, beh allora la scelta è infinita, i ristoranti sono pronti ad offrire il loro meglio con la cacciagione, i funghi, sempre diversi a ogni stagione, il tartufo, la pasta fatta a mano, le verdure dell’orto, i formaggi e i salumi contadini, tutti prodotti a “Chilometro Zero”, anzi, il più delle volte a “Metro Zero”, perché prodotti dagli stessi ristoratori, a pochi passi dalla sala da pranzo, con coltivazioni tradizionali e sostenibili, allevamenti e produzioni familiari, per poter offrire solo il meglio.

Quindi, quando arriverete qui, nella punta estrema della Pianura Padana, non troverete solo Natura incontaminata e Silenzio, ma ad attendervi c’è un vero e proprio “Museo a Cielo Aperto”, che sarà capace di meravigliarvi ed entusiasmarvi, con i suoi tesori storici, naturalistici, culturali ed gastronomici, e che renderanno la vostra esperienza, un’esperienza unica (ma ripetibile), e magica, come uniche e magiche, sono le sue bellezze.

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