Uomini e Donne della Valmarecchia : Don Adolfo Bernardi

Sarà il periodo che stiamo vivendo, sarà che per me è sempre stato un punto di riferimento, ma l’uomo di cui voglio raccontare oggi, è stato sicuramente una persona speciale, dalla vita quanto mai “avventurosa”, come è capitato di avere, a tutti quelle persone che hanno abitato la nostra valle negli anni quaranta dello scorso secolo.

La persona di cui voglio raccontarvi oggi è Don Adolfo Berardi, nativo di Maciano di Pennabilli, parroco di Fragheto negli anni bui della guerra, testimone diretto della brutalità umana, ma anche uomo dalle grandi capacità di educatore, burbero ma dal cuore grande, come tutte le persone di montagna.

La vita in un borgo come quello di Fragheto negli anni quaranta, anche per un prete, non doveva essere facile, il territorio era povero, l’analfabetismo regnava sovrano e le persone erano pressochè tutti contadini o taglia legna. Si viveva con poco, con quello che la terra dava: ortaggi, frutti, grano, cereali in genere, tutti prodotti che le persone coltivavano direttamente per la loro sopravvivenza. Chi poteva aveva una mucca, delle pecore o delle capre, per il latte, galline e un pollaio per le uova, un maiale la cui carne doveva durare per un anno, ma non tutti erano così fortunati da possederne uno. In una comunità così povera, essere il parroco aveva i suoi lati positivi. Sempre che il destino non voglia essere crudele con le persone.

Era una bella primavera, se non altro dal punto di vista naturalistico, per i fiori nei prati e le gemme sui rami, quella del 1944, era il periodo di Pasqua, periodo che i contadini hanno sempre vissuto con tanta fede, tanto più in un perido di guerra dove le paure si aggiungevano alle normali difficoltà quotidiane. Nonostante l’agitazione per aver avuto nella notte un gruppo di partigiani “ospiti” nelle case del borgo, per fortuna ripartiti alla macchia alle prime luci del giorno, Don Adolfo, quella mattina del 7 Aprile, parte per il suo giro di benedizioni alle case e alle famiglie della sua parrocchia di montagna, ignaro che poche ore dopo Fragheto sarebbe stato raso al suolo e i suoi abitanti sterminati.

Nel pomeriggio di quella triste giornata, un manipolo di tedeschi entro nel villaggio, alla ricerca dei partigiani che qualcuno aveva detto loro ancora nascondersi in quoesto gruppo di case povere, ma ne trovarono solo uno ferito, e questo fece scatenare in loro la rabbia, di quella più cieca e disumana, che li portò ad uccidere anziani, donne e bambini, ad incendiare case, a distribuire morte e orrore, in ogni angolo possibile.

Il sacerdote, accusato di aver dato ospitalità nella notte precedente a un gruppo di partigiani e di averli sostenuti, venne arrestato, torturato e condotto a Meldola, dove operavano le SS tedesche, per essere giudicato e eventualmente condannato. Qui venne tenuto prigioniero in condizioni drammatiche per 15 giorni, poi fu liberato con il divieto di ritornare a Fragheto. Per molto tempo questa sua prigionia e la successiva liberazione, destarono chiacchiere e sospetti, finchè la verità non è venuta a galla. Da testimonianze scaturite dall’ultimo processo che si è tenuto a Verona, iniziato nel Febbraio 2012 e conclusosi nel 2014, con l’assoluzione dei militari tedeschi implicati nella triste vicenda, si è saputo che “….un anziano sacerdote amico di don Adolfo rivelò a un parente la verità. Don Adolfo gli avrebbe rivelato che, se era ancora in vita, era «grazie a un ufficiale tedesco» che si era convinto della buona fede del prete riguardo l’eccidio……Tutte le prove erano contro di lui, e i colleghi tedeschi dell’ufficiale lo avrebbero condannato a morte. Considerata anche la situazione bellica ormai compromessa e forse dopo un esame di coscienza, l’ufficiale distrusse tutte le prove della presenza di don Adolfo a Meldola e lo liberò, con il divieto di ritornare a Fragheto.” (da “Il Resto del Carlino – 24/4/2021” Tutte le notizio sull’eccidio le si possono comunque leggere nella pubblicazione “E come potevamo noi cantare – 2021“- Borgo della Pace).

Don Adolfo Bernardi ritornò a Fragheto dopo la guerra e riprese da dove aveva lasciato, dalla cura della sua chiesa e dei suoi parrocchiani. In anni più recenti, si dedicò anche all’insegnamento, sia nella scuola di Pennabilli che privatamente, dando lezioni di matematica ai ripetenti, uno dei quali sono stato io nella mia adolescenza. Uomo pieno di cultura, dai metodi burberi, ma con il senno del poi, molto efficaci, visto che quello che sò di matematica, algebra, la ricordo grazie alle lezioni che mi dava in canonica, nelle estati degli anni ottanta. Un uomo che sulle spalle ha portato tutto il dolore umano possibile, che però, forse solo nell’intimità e solitudine della sua canonica lasciava uscire, l’uomo al quale uccisero barbaramnente la sorella Caterina di 26 anni appena, sempre disponibile con chiunque, sia a raccontare la triste giornata del ’44, sia per un aiuto a superare un esame. Se avevi bisogno di Don Adolfo, lui c’era. Sempre.

Ci ha lasciati il 12 Agosto del 1998, mentre era ancora parroco di Fragheto, e delle poche anime che in quel villaggio erano rimaste, ma ci ha lasciato tanto, tantissimo materiale, soprattutto umano, materiale che dovrebbe insegnare, far crescere, non far dimenticare, a farci rifiutare ogni idea di guerra, di violenza, e allo sviluppo della pace fra i popoli. Ora la sua canonica è luogo di una mostra fotografica sull’ avvenimento, canonica che vive ancora grazie a “Casa Fragheto” e a “Sinemodo Onlus”, che dà ricovero ai viandanti e prosegue l’operato di divulgazione della triste storia del villaggio di Fragheto, Borgo di Pace.

P.S. =Il volume “E come potevamo noi cantare…” lo potete trovare all’interno dell’Ufficio Informazioni di Casteldelci, e nella Casa Museo “Sandro Colarieti” nel cui interno vive il ricordo dell’eccidio del 7 Aprile 1944 – tel 0541 925001 – ufficio.turistico.casteldelci@gmail.com – turismietesori@gmail.com – whatsapp 3464719065.

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