Un gesto Semplice, una gioia Grande.

Domenica 13 Marzo, una giornata fredda ma con il sole che con l’andare delle ore riscalda sempre più. A Casteldelci, riaprono la Casa Museo “S.Colarieti” e l’Ufficio Informazioni. Il sole fà ben sperare di poter ricevere viandanti e turisti nel nostro piccolo borgo. Qualcuno sicuramente verrà, un piccolo gruppo di amanti del Trekking che da Casteldelci, anzi, dalla Giardiniera, andranno a Fragheto. Avevo postato già la locandina dell’evento sulle mie pagine social e proprio grazie a queste avevo ricevuta una richiesta. Dapprima mi era parsa strana, nel senso di inusuale, poi, conoscendo meglio la persona che mi aveva fatta la richiesta, ho capito che dietro c’era la voglia di sentirsi ancora parte di una comunità, quella comunità che troppo presto aveva lasciata e che saputo della visita a Fragheto del gruppo trekking, lo aveva fatto “sentire in obbligo” di dare loro un’accoglienza, nel borgo, e nel periodo, dove forse non avrebbero trovato nessuno. Davvero un bel gesto.

Io avviso la guida, Tomas Guerrieri, che dopo un attimo di stupore, si è detta ben contenta dell’omaggio, e ci siamo accordati su modi e tempi per far si che il desiderio di quella persona ormai non più giovane e lontana dal suo borgo natio, potesse avverarsi. Si presentava davanti a me una bella e intensa giornata.

A metà mattina arriva il gruppo di “Parole in Viaggio”, tutti giovani e belli in forma, pronti ad affrontare salite e calanchi, per passare uan giornata nella natura accogliente e incontaminata del nostro territorio. Prima tappa, visto che si sarebbero recati proprio a Fragheto, la visita della Casa Museo, della sezione di archologia, ma soprattutto della sezione di storia moderna, riguardante l’Eccidio che proprio a Fragheto, il 7 aprile 1944 era stato compiuto. Io racconto brevemente la storia, perchè volevo che gli oggetti, le voci, raccontassero in prima persona le atrocità che sono avvenute quel giorno. I ragazzi ne sono usciti molto colpiti, ma questa non era altro che la prima parte di una giornata che li attendeva piena di emozioni. Breve chiacchierata e poi li lascio partire per Poggio Calanco, Calanco e Fragheto.

Arriva mezzogiorno, e come avevo già anticipato alla guida, vado al ristorante de La Giardiniera e faccio il pieno di caffè, perchè la stessa mattina mi ero già recato al forno, per torta e crostata. Si perchè far trovare ai ragazzi al loro arrivo a Fragheto, caffè caldo e qualcosa di dolce, era il desiderio che Renato Gabrielli, nativo di Fragheto, e più precisamente di Dorceto, ora abitante a Montone, in terra d’Abruzzo, aveva espresso, per potersi sentire ancorsa a casa, quella casa dalla quale era partito circa 90 anni prima. Già d’accordo con Michele Sartor di Casa Fragheto, attendo i ragazzi all’interno della Canonica della Chiesa di S. Agata, luogo per altro dove è allestita una seconda parte della mostra, qui fotografica, relativa all’eccidio del 1944.

I baldi giovani arrivano e nel vedere le immagini appese alle pareti, ma ancor di più a trovare l’accoglienza di caffè caldo, della crostata e della ciambella, si sono piacevolmente commossi, chiedendomi il perchè di quel gesto, e una volta conosciuto, ancor più commossi e grati, mi hanno chiesto di ringraziare Renato per il bel gesto, un gesto che parlava di rispetto, accoglienza, fratellanza, tutte qualità, non sempre riscontrabili nelle persone, e che a loro aveva colpito molto. Dopo essersi rifocillati a dovere e aver usufruito dei raggi caldi del sole marzolino, che li ha riscaldati e fatti un pò rilassare, sono ripartiti per rientrare a Casteldelci. E io via ad anticiparli, in macchina ovviamente.

Arrivato di nuovo all’Ufficio Informazioni, ripenso alle parole dei ragazzi quando si sono trovati davanti il frutto del bel gesto di Renato, una persona che non conoscevano, che non li conosceva, ma che ugualmente aveva voluto per loro, un momento di sincera accoglienza, in quel borgo pressochè disabitato, e luogo dove l’uomo aveva dato il peggio di se. Avevo i brividi. Poco più tardi eccomi di nuovo di fronte i bei visi dei ragazzi e delle ragazze che erano rientrati da Fragheto. Sulla loro faccia si leggeva una sensazione di felice appagamento, erano stati davvero bene, la loro guida aveva fatto conoscere loro, una bella parte del nostro territorio, e avevano ricevute tante emozioni, fatica si ma, come mi ha detto una ragazza del gruppo, “niente al confronto delle belle storie, commoventi e interessanti, che ci hai fatto vivere oggi“. Ancora due chiacchiere e poi tutti verso il vecchio sentiero che porta al Ponte Medievale e poi a La Giardiniera, dove ad attenderli c’erano le loro macchine.

Che bella giornata. Che un piccolo gesto, se fatto con convinzione, gentilezza e altruismo sincero, potesse dare tanta emozione lo sapevo, ma viverlo, in una giornata per me particolare, è stato davvero unico ed indimenticabile. Un grazie al mio concittadino, Renato Gabrielli, ormai umbro d’adozione, ma pur sempre concittadino, un grazie ai ragazzi che umilmente hanno accettato il mio consiglio a conoscere la storia di Fragheto, con tutto il suo carico di dolore, un grazie a Casa Fragheto per l’ospitalità, e soprattutto all’Associazione Borgo della Pace, che mi permette di poter portare avanti l’azione di divulgazione della storia di uomini e donne che all’improvviso, per un “capriccio umano”, hanno visto la loro vita finire sotto colpi di fucile, di baionetta, le loro case bruciare, i loro figli morire, cose quanto mai attuali, ma che personalmente mi danno ancor più forza nell’affermare che DOBBIAMO CONOSCERE LA STORIA, IMPARARE DALLA STORIA, AFFINCHE’ BARBARIE E DISUMANO DOLORE, NON DEBBANO MAI PIU’ RIPETERSI…. ma a quanto sembra questa è una lezione che l’uomo non vuole davvero imparare….

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