Due Santi, un Sommo e un Alchimista: San Leo

Volendosi regalare una giornata davvero speciale, senza alcun dubbio, bisogna andare in bassa Valmarecchia, nel territorio di San Leo, e abbandonarsi al fascino e alla storia di questo territorio antichissimo. La partenza la fissiamo nei pressi del cimitero del borgo leontino, vicino alla località di Tausano, e saliamo per iniziare una bella passeggiata, su quelle che vengono definite le “Piccole Dolomiti”, ovvero i Monti Tausani. Questa parte del territorio, che guarda le spalle al massiccio di San Leo, e una conformazione rocciosa di lastre di calcare (di origine Ligure e Protoligure), che affiorando creano strutture particolari, che testimoniano l’antichità di questo territorio, e che lo rendono particolare ed affascinante. Da molti punti si può godere di una visuale meravigliosa sulla valle circostante, e questo già di per sé varrebbe la passeggiata, ma è scendendo a valle che si inizia poi ad entrare in contatto con la Storia (e le storie), che hanno reso grande il borgo di San Leo, incontrando il Convento di Sant’Igne, silenzioso, immerso nella campagna, isolato dal resto del mondo. Questo convento, nacque attorno al 1215, per volere di San Francesco d’Assisi, che qui incontrò il “Sacro Fuoco”, che lo indirizzò poi nel Borgo Feretrano, è formato da uno splendido chiostro, con 20 colonne doriche e tetto spiovente verso l’interno, e da una chiesa con pianta a croce, costruita su quella originaria, attorno al 1350. La chiesa, dedicata alla Madonna, purtroppo non è sempre visitabile al suo interno ( l’esterno invece è visitabile tutto l’anno). Dopo un’altra bella passeggiata di circa un chilometro, eccoci entrare nel Borgo di San Leo, attraverso la “Porta di Sopra”, dalla quale si gode un bellissimo panorama che vede al centro, la Rocca di Maioletto, con i resti di quello che era il cuore storico e culturale della valle, luogo dal fascino indiscusso.

Salendo lungo la strada acciottolata arriviamo al cuore di questo borgo, ovvero Piazza Dante, con al centro la sua bella fontana ottocentesca. Qui, sotto un Olmo, l’8 Maggio 1213, il santo fece una predica che incantò Orlando de Cattani da Chiusi, nel giorno in cui il frate si fermò occasionalmente, per l’investitura a cavaliere di Montefeltrano II°, e lo colpi a tal punto, che il Conte volle regalargli il Monte della Verna, luogo dove ricevette le Stimmate, luogo simbolo della fede francescana. L’Olmo originario, sotto al quale predicò il santo di Assisi, fu abbattuto nel 1662, ma ne venne ripiantato uno nuovo nel 1936, comunque chiamato sempre “Olmo di San Francesco”, crollato per la forza del vento nel novembre del 2013. Questo profondo legame, fra il borgo e il Santo, lo ritroviamo anche nello stemma Comunale.

Sulla bella piazza, si affaccia tutta la storia di San Leo, che si può ammirare a 360° dalla fontana. A Est il bel Palazzo Mediceo, costruito attorno al 1520, che riporta sulla facciata, sia il giglio fiorentino, in riconoscimento al Governatore, per il quale era stato costruito, sia lo stemma di Papa Giulio II° della Rovere, che succedette alla dinastia fiorentina. Oggi al suo interno troviamo il Museo d’Arte Sacra, fondato nel 1996 per volere della Curia Vescovile e dell’Amministrazione Comunale, si articola in quattro grandi sale dove vi sono esposti manufatti di arte sacra dall’VIII al XVIII secolo. Dall’altro lato della piazza troviamo Palazzo Severini-Nardini, e il Palazzo della Rovere, residenze delle famiglie nobiliari, che vissero nel borgo a partire dal XIII° Secolo.

Si affacciano sulla piazza inoltre, la Pieve, Il Duomo e la Torre Civica, tre edifici che da soli valgono il viaggio. La Pieve, di origine antichissima, si dice addirittura sia l’edificio religioso più antico di tutto il Montefeltro, sorta attorno al III° Secolo, dedicata a S.Maria Assunta, e composta da tre navate in pietra arenaria, molto probabilmente costruita sulle ceneri di una prima chiesa di origine carolingia, crollata per un terremoto, ricostruita per volere di San Leone, il Santo Croato che qui si insedio nel 300, arrivato come scalpellino, insieme a Marino (divenuto poi il Santo del Monte Titano), per costruire le mura di Rimini e che scappò quassù per sfuggire alle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, formando appunto il primo insediamento, e che qui morì, come primo Vescovo della Chiesa del Montefeltro, nel 366. La Pieve ha la facciata che guarda a strapiombo sulla vallata sottostante, per cui gode di due ingressi laterali, e sotto le navate sono ricavati due ambienti: la cripta e il cosiddetto “Sacello di San Leone”. Quest’ultimo, a cui si accede da una porta esterna, conserva tracce di un’abside scavata nella roccia. Custodisce inoltre il fronte di un sarcofago decorato dalla raffigurazione di due pavoni che si abbeverano, che rappresenta la più antica testimonianza scultorea del complesso.

A pochi metri dalla Pieve sorge il Duomo, altro edificio storico di grande rilievo. dedicato a San Leone, costruito attorno al 1173, quando il Mons Feretri, l’antico Montefeltro, poi divenuto San Leo, venne elevata a “civitas”, e quindi poi a sede della Diocesi Feltresca. Di pianta a croce latina, con le tre navate divise da colonne e archi, anche qui sono presenti molti elementi che fanno pensare ad una precedente struttura sopra la quale si è poi edificato il Duomo, come colonne romaniche o capitelli corinzi, a testimonianza di insediamenti precedenti. E’ presente anche un presbiterio, che si raggiunge scendendo delle scalinate cinquecentesche, di origine romanica, dove è presente un bel crocifisso ligneo, più volte restaurato, donato alla Diocesi nel 1205 dal Conte Montefeltrano da Montefeltro. Nella Cripta, sull’altare è posizionata una reliquia del Santo, donata dalla città di Voghenza, città dove sono custodite le spoglie del Santo, dal 1016, e in fondo in una nicchia, vi è posizionato il coperchio del sarcofago dello scalpellino dalmata, risalente al V° Secolo, un tipico sarcofago di epoca romanica. Una curiosità su questa antichissima chiesa, una storia che non ci si aspetterebbe, è che il Duomo è presente nel Manga “Arsenio Lupin III°- L’avventura italiana”, un omaggio insolito al borgo e alla sua storia millenaria. A pochi metri dal Duomo spicca la Torre Civica, o campanaria, anch’essa risalente al anno 1000, di chiaro stile romanico, è costruita sullo stesso blocco roccioso del Duomo. La sua particolarità è quella di essere, a pianta quadrata all’esterno, ma circolare al suo interno, chiaro esempio, che la seconda ha inglobato una precedente struttura più antica. Nello spazio roccioso fra la Torre e le mura del Duomo, sono presenti delle vasche rupestri, che anticamente servivano per convogliare acqua piovana, anche se si è pensato, fosse ciò che restava di un’antichissima Ara Sacrificale, come ce ne sono altre in Valmarecchia (Maiolo, Sant’Agata Feltria, Torricella).

Ritornando sulla Piazza centrale, prima di svelare l’ultimo gioiello leontino, ci soffermiamo sulla bianca lapide dedicata al Sommo poeta fiorentino, Dante Alighieri, di cui si è da poco festeggiato il 700° anno dalla morte, che a San Leo passo’, come testimoniato nel Purgatorio (Canto IV, 25-27 ), e rimase nella mente del poeta, per la sua inaccessibilità, le asperità che bisognava affrontare per accedervi, la dura salita paragonata a luoghi che aveva già visitato, nei suoi lunghi viaggi fra Firenze e il resto d’Italia, e che da qui passo attraversando l’Appennino per raggiungere Ravenna, dopo esser stato probabilmente ospite, dell’amico Uguccione della Faggiola, nel castello di Casteldelci, a poche decine di chilometri da qui.

Alzando gli occhi, ritornando al centro della piazza, con la Pieve alle spalle si può ammirare lo splendore dell’opera di Francesco di Giorgio Martini, ovvero il Forte, che nel 1441, Federico da Montefeltro, fece costruire, sulla precedente struttura di origine Romana, a difesa del proprio territorio, un’opera imponente composta dal Mastio, imponente, un tutt’uno con la roccia calcarea del massiccio del Mons Feretri, quasi a formare una prua sprezzante che guarda a est, verso il mare, probabilmente ad intimidire gli acerrimi nemici Malatesta che a Rimini avevano la propria Roccaforte, e dai due Torrioni rotondi, collegati fra loro dal muraglione a carena, che insieme al Mastio, delimita la piazza d’armi del Forte. Al suo interno gli ampi saloni testimoniano il passaggio di condottieri illustri, Longobardi, Bizantini, e Berengario II° che qui decide di insediare la capitale del Regno Italico nel 963, prima di divenire simbolo della dinastia dei Montefeltro. Il Forte è ricordato però, soprattutto, per essere stato la prigione del palermitano Conte Alessandro Balsamo, alchimista di fama europea, conosciuto meglio come Cagliostro, esoterico ed inquietante personaggio, che la Chiesa Romana dichiarò “massone, mago, bestemmiatore della parola di Dio”, e che rinchiusa in un primo tempo a Castel Sant’Angelo, e che poi nel 1791 ,venne trasferito a San Leo. Qui venne rinchiuso nel “Pozzetto”, ovvero una cella di circa dieci metri quadrati, senza porte, con una piccola finestra, protetta da ben tre serie di inferriate, dalla quale si potevano vedere solo i due edifici religiosi del borgo (Pieve e Duomo), e nella quale venne calato dall’alto, attraverso una botola nel soffitto. Qui l’alchimista, passo’ gli ultimi quattro anni della sua misera vita, nei quali non si pentì mai, ne fece mai ammenda per i propri peccati. Alla morte dell’uomo, o meglio attorno alla sua sepoltura, leggende narrano che mai venne reso noto il luogo, per paura che, soprattutto dall’estero, dove aveva avuto un seguito notevole, arrivassero seguaci ed estimatori, per cercarne e prelevarne il corpo, o per cercare un fantomatico tesoro, che si diceva avessero sepolto insieme al corpo dell’alchimista stregone.

A questa ricca storia, fatta di Santi, Sommi e Alchimisti, il borgo di San Leo, dedica diversi avvenimenti, che vogliono essere un momento per non dimenticare un passato glorioso, pieno di fede, ma anche carico di animosità e ostilità, che lo hanno reso uno dei Borghi più Belli d’Italia, Bandiera Arancione, e meta basilare per una visita nel Montefeltro, e nel suo cuore, la Valmarecchia. Qui eccellenti studiosi come Umberto Eco, attori del calibro di Roberto Benigni, hanno ricevute le chiavi della città, proprio per l’amore che hanno dimostrato verso questo piccolo gruppo di case, cresciute attorno a due chiese e ad un forte, e la cui bellezza si è preservata nei secoli, pronta ad essere scoperta ancora una volta, e una volta ancora.

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