Rombante, Solidale: il mio Babbo Natale è differente !!

Quelli della mia generazione se lo ricorderanno, quando arrivavano i tempi delle feste dei bambini, ovvero Natale e l’Epifania, molti Comuni, facevano regali a tutti i bambini, residuo di quelle feste a memoria dei primi decenni del secolo scorso, dove, il “Buon Sindaco”, donava strenne che portavano un pò di gioia in ogni casa, soprattutto in quelle povere che magari un regalo per i bambini facevano fatica a comperarlo. Negli anni di fine Novecento poi, avevamo il “Boom Economico”, o una cosa simile, e le famiglie avevano acquistato maggior possibilità di spesa, ma il radunarsi in piazza a raccogliere caramelle e dolcetti, offerti o dall’Amministrazione o dalla Proloco, per i bambini era comunque una grande emozione. Poi arrivano gli anni Duemila, e fra alti e bassi certe tradizioni sembravano essere state accantonate, anche se in qualche paesino dell’entroterra un Babbo Natale “pubblico” resisteva.

Nella nostra valle, la Valmarecchia, la tradizione di far arrivare un Babbo Natale “pubblico”, nelle scuole soprattutto, era un’usanza che ha tenuto duro fino a pochi decenni fà, poi, vuoi una diminuzione dei bambini, vuoi scarsità di fondi dei vari Comuni, sembrava dover diventare una bella cosa da ricordare e niente più. Era triste, ma purtroppo anche quella tradizione, da li a poco sarebbe stata sacrificata dallo scorrere del tempo, da nuove mode, da nuove esigenze. Ma a qualcuno questa cosa non piaceva molto. Erano gli anni tristi, del terremoto in Umbria e in Emilia Romagna, e da questa punta estrema della Pianura Padana, si muove una carovana umanitaria, che si carica sulle spalle aiuti, verso chi ha subito quel tremendo evento, e si sà, aiutando qui, aiutando là, ci si prende l’abitudine.

Un gruppo di amici, più o meno tutti dell’Altavalmarecchia, o comunque con legami con questo territorio, e con il senno di poi, posso dirlo, un gran bel gruppo, dopo aver aiutato le zone Marchigiane e Umbre del terremoto del 2016, dopo una cena conviviale, hanno avuto la bella intuizione di portare, in maniera del tutto gratuita e appassionata, un pò di gioia anche ai bambini della nostra valle, che in quel periodo sembrava avere ancor di più, dei “legami ” storico culturali, con quei borghi isolati dal terremoto. Quegli amici avevano tutti una passione in comune: le due ruote. Chi nel cuore il Motocross, chi la Moto da strada, ma tutti decisamente propensi e convinti, nel portare avanti il loro progetto, ovvero quello dei “BABBI NATALE IN MOTO”, una allegra e rossa carovana che univa venti, venticinque e alcuni anni anche di più, ragazzi e ragazze, con l’intento di non far morire una tradizione così importante, quella di ricevere i doni per la Vigilia di Natale.

Dopo essersi riuniti in prima mattina, ore 9, ritardatario più ritardatario meno, e dopo una colazione corroborante, tutti in sella al proprio cavallo rombante, e i più goliardici e fantasiosi, in sella al loro “Quod Natalizio”, un vero spettacolo per gli occhi, con tanto di renne, e carretto al seguito, dove venivano sistemati in apposite “gabbie” i regali ai più grandi, quelli della tradizione contadina, ovvero, polli, si galline, che in passato venivano regalate alle famiglie meno abbienti, affinchè tutti potessero avere del brodo caldo per le feste, e negli anni passati, non era sempre garantito in ogni famiglia (ora, causa Influenza Aviaria, e questi regali non è più possibile farli). Frazione dopo Frazione, casa dopo casa, bambino dopo bambino, si arriva, sprezzanti del freddo e delle gelide temperature, all’ora di pranzo dove ci si lascia andare alla goliardia (al mangiare bene, e a qualche bicchiere, anche perchè fuori c’è la neve, o nel migliore degli anni, comunque un classico “tempo da lupi”). La mattina passa veloce, fra soste nei bar dei vari borghi, dove nella piazzetta antistante, si radunano piccoli e grandi, dapprima ad ammirare le Moto bordate e vestite a festa, poi, dopo che i Babbi si sono ripresi dal freddo con un bel caffè caldo, e qualche buon bicchiere di vin brulè, tutti pronti a ricevere chili e chili di caramelle, e piccoli regali, con la corsa a chi se ne accaparrava di più, ed infine, tutti insieme, a far le foto con questi gentili e strani Babbi Natale, genitori e figli, zii e nipoti, nonni e nonne, tutti avvolti da quell’atmosfera che solo il Natale regala.

Il pomeriggio poi, dopo il caffè e il digestivo, via che si riparte, altre piazze, altri bambini, ma a differenza della mattina, si aggiungono anche visite ai nostri anziani, nelle nuove Case, quelle Residenze che li hanno accolti, e qui, tanti canti, qualche lacrima, e tanta tanta umanità e gioia, nel vedere i loro sorrisi, sentire le loro voci dire “Grazie”. Anni con la fisarmonica, anni con la chitarra, il clarinetto, ma nelle Residenze si porta, quando possibile, sempre la musica, perchè si sà, la musica aiuta tutti ad essere più felici, e i nostri anziani non sono da meno. Oltre alla musica, visto che i dolci spesso per loro non sono il più giusto dei regali, si portano piccoli oggetti utili, delle calze, un foulard, una sciarpa, dei guanti, e i loro occhi si accendono della stessa luce dei bambini nelle piazze, i loro volti sono di nuovo luminosi, e questo, potete credermi, è la gioia più grande. Cantato poi l’ultimo stornello, di nuovo in sella, fino all’ultima frazione, fino a raggiungere l’ultimo bambino. Si arriva nell’ultima piazza davvero stanchi, con le luci della sera che hanno preso il posto di quelle del giorno, ma basta poi che ti raggiunga il sorriso di un bambino felice, che la stanchezza davvero viene del tutto dimenticata.

Al seguito della carovana, oltre ai musicisti, c’è anche un bianco furgone, carico ogni anno, ma veramente carico, di giochi e dolciumi, che i “bravi amici” riescono ad avere in “omaggio”, da ditte locali, con qualche donazione privata, con l’aiuto di qualche Comune o Associazione, qualche volta spendendo anche di tasca propria, ma quel furgone è ogni anno sempre più pieno. Inoltre nel bianco van, vigile e attento, c’è la Mascotte del gruppo, ovvero Aaron, un bellissimo Labrador che, con tanto di cappello di babbo natale o corna da Renna, non perde occasione di farsi accarezzare dai bambini e di fare con loro una foto. Insomma alla nostra carovana non manca davvero nulla per portare gioia, sorrisi, allegria e solidarietà, in ogni angolo dell’Altavalle, in ogni famiglia, anche in quelle più remote e difficili da raggiungere.

Fermi un anno causa pandemia, quest’anno, non senza difficoltà, tutti di nuovo in sella, tutti di nuovo carichi di gioia e voglia di portare un dono, anche se piccolo, a più bambini possibile, a più nonni possibile, perchè ormai sono diventiti una bellissima tradizione, e da noi, non è Natale, se non viene anticipato dai rombi delle decine e decine di moto, dal clacson dei quod, dalle risate dei bambini che corrono con Aaron e cercano di prendere il maggior numero di caramelle. Da qualche anno poi, sono diventati anche l’attrazione principale del Natale del borgo “capoluogo” della Valmarecchia, Novafeltria, dove, percorrendo le vie principali, fino a raccogliersi nella piazza centrale, investono ogni casa di rossa allegria, avvolgono tutto di una chiassosa e rombante musica, che esplode poi nel lancio dei dolci e dei regali, in una festa che è la festa di tutti, piccoli e grandi.

PER CUI VIVA I BABBI NATALE IN MOTO, dai primi ai quali è venutà questa bellissima idea, a quelli che si sono aggiunti magari solo quest’anno, e a coloro che vorranno aggiungersi l’anno prossimo, perchè: essere più buoni è bello, può essere facile, fà bene al cuore, e regala emozioni davvero uniche !!

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