Sulle note dei Ricordi.

Probabilmente sarà l’aria di festa, sarà perché ad una certa età e facile cadere nei ricordi, ma, sempre più spesso, mi arrivano sollecitazioni su attività del passato, che erano simbolo di convivialità, allegria, socialità. Sto’ parlando delle feste o serate con ballo, che si tenevano, a secondo della meteorologia, in casa, nelle grandi stanze delle case contadine, oppure nelle aie.

Si facevano chilometri, da soli o in compagnia, il sabato, o appunto in occasione di determinate feste, per raggiungere quella casa, quel borgo, dove ad aspettare c’era un organetto, che con le sue note allegre e veloci, avrebbe fatto ballare chi avesse voluto, tutta la notte, con un momento in cui, le signore di casa, offrivano quel poco che avevano, biscotti, ciambelle, vino, quel poco che avevano e che significava davvero tanto per l’epoca.

Stiamo parlando degli anni 50/60, dove dopo la grande guerra, le zone appenniniche non avevano gran che, ma quel poco lo condividevano con gioia. Ogni occasione era buona per fare due salti, al suono di una fisarmonica o di un organetto. Matrimoni, battesimi, per la mietitura, per carnevale, si facevano chilometri e chilometri, con la neve, la pioggia, niente però fermava la voglia di stare insieme, dimenticarsi le difficoltà quotidiane e rendere vera e tangibile, la parola convivialità.

Si andava al Poggio a fare serata con Vigio, al Monte con Tonino, alla Pieve, alle Ville, al Mercato con Albertino, a Fragheto Candido, a Pianfera con Tarcisio, al Lamone con Dario, a Schigno con Cosimo o Venusto, ovunque si trovava qualcuno che scacciava il buio con note allegre, spontanee, magari sbagliate, ma comunque cariche di calore umano.

Albertino.

Tradizioni che, Pasquella a parte, non esistono più, se non nei ricordi di qualche anziano, che ben volentieri ritorna con la mente a quelle serate spensierate. La Pasquella, appunto, rimane un momento dove la tradizione si riprende il suo palcoscenico. Al Poggio, a Pereto, a Palazzo, per fortuna abbiamo ancora giovani che portano rispetto per il nostro passato, per l’Epifania, andando di stornello in stornello, a fare visita a villaggi e case, con la loro allegria spontanea, ricambiati spesso da un buon bicchiere di vino, formaggio, salumi, o caffè corretti, alla maniera contadina.

Non facciamo morire questi momenti, soprattutto adesso, dove la socialità è messa a dura prova. Andiamo a parlare con i nostri anziani, torniamo a fare rivivere le fisarmoniche, le chitarre, gli organetti, torniamo a ripopolare quelle grandi sale, quelle aie, torniamo a fare proliferare allegria…. Ne abbiamo davvero un gran bisogno.

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